CineFocus: 10 Film d’animazione da vedere – Episodio I

Il mio vicino Totoro

La storiella secondo cui un essere umano utilizzi solamente il 10% del suo cervello potrebbe essere trasferita nell’ambito cinematografico per dire che tutti quanti conoscono, vogliono conoscere e sono interessati solo al 10% della produzione filmica mondiale. Esiste un pianeta intero che fa film, in India e in Nigeria producono tanta di quella roba che potrebbero riempire tutte le sale cinematografiche del mondo peggio del Blob (per chi non conosce il film basta che pensi all’inizio del programma su Rai 3) senza bisogno dell’aiuto degli altri paesi. C’è poi un certo tipo di cinema che viene collegato solamente ad una nazione, ed è quello di animazione, erroneamente definito genere a causa dello sviluppo che Disney gli ha imposto tanto volontariamente quanto involontariamente. Parlare di animazione oggi equivale a parlare di ‘film per bambini’, le persone credono che andare a vedere un cartone animato significhi tornare all’infanzia ed è solo per grazia di Buddha,Groucho Marx, Allah o Topo Gigio che la Pixar ha trasformato l’animazione in qualcosa di più adulto. In ogni caso siamo ancora ben lontani dal raggiungere qualcosa che nel resto del mondo è già di dominio nazionale. Per quanto si parli a volte di capolavori con film come Wall•E e Ratatouille molti dimenticano persino che dietro questi film ci siano dei nomi, probabilmente c’è chi crede che nascano sotto i cavoli o vengano a portarli le cicogne, molti non sanno persino che la Pixar e la Disney non sono la stessa cosa, eppure si va avanti così. Per questo motivo mi propongo di fare una lista di 10 film d’animazione non made in U.S.A., 10 film fondamentali da tutto il mondo e prevalentemente dalla nazione Maestra nel genere, ovvero il Giappone. Avrei voluto urlarli ai quattro venti tutti e 10 insieme senza pensarci due volte, ma trovandomi a parlare di 10 film che amo alla follia, ridurre il discorso a poche righe sarebbe stato offensivo tanto per queste opere quanto per le emozioni che sono capaci di suscitare. Informo intanto che la lista partirà rigorosamente in ordine cronologico e non in ordine d’importanza. Eccovi dunque la prima puntata con quattro film protagonisti, quattro capolavori, quattro cult e soprattutto come da titolo del post, quattro must.

Akira (Katsuhiro Otomo, 1988). Nel 1988 un’immensa esplosione ha completamente spazzato via Tokyo e in quello stesso anno il mondo fu scosso dalla Terza Guerra Mondiale. Oggi nel 2019 Neo-Tokyo è una città militarizzata, devastata da movimenti anti-governativi e da grandi e piccole bande di giovani criminali. In una di queste gang vi sono Kaneda e Tetsuo, amici sin dall’infanzia, che per puro caso si trovano invischiati negli affari del governo e il più giovane Tetsuo verrà usato come cavia per svelare il mistero di Akira. Chi è Akira e qual è la sua importanza? Domande che corrono per tutta la durata del film, un capolavoro della storia del cinema giapponese ed un vero e proprio cult del cinema di fantascienza, oltre ad essere un pessimo film da vedere prima di cena – ve lo assicuro – viste le scene scabrose che raggiungono picchi altissimi verso il finale. Va da sé che questo film non è decisamente per bambini, la complessità della trama oltre alla crudezza di molte scene ne è un’ulteriore prova. Adattato dall’omonimo manga scritto 6 anni prima dallo stesso Otomo, Akira è un film epico che racconta perfettamente le paure del Giappone ancora dilaniato nei ricordi dall’orrore nucleare del 1945. La paura di dover ricominciare tutto da capo, il terrore di doversi affidare totalmente a organi di governo rinunciando alle proprie libertà in favore di una sicurezza impossibile da garantire perché in fondo nulla è sotto il controllo dell’uomo, in primis se stesso.

Il mio vicino Totoro (Hayao Miyazaki, 1988). Nel compilare questa lista la sofferenza più grande è stata scegliere un film di Miyazaki che fosse veramente significativo più degli altri. Stiamo parlando del regista d’animazione vivente più importante al mondo secondo la mia opinione, e sempre secondo questa, del migliore che sia mai esistito. Prendere un solo film dalla sua filmografia e definire solo quello fondamentale è difficile tanto quanto scegliere quale mezzo di tortura usare per primo per uccidere Berlusconi. In ogni caso dopo la sofferenza per aver lasciato indietro due capolavori come Nausicaa della Valle del Vento e Principessa Mononoke, ho deciso di mettere sul podio Il mio vicino Totoro, simbolo dello Studio Ghibli fondato da Miyazaki e Takahata (un altro regista eccezionale). La storia parla di due bambine che si trasferiscono in campagna col padre, mentre la loro madre è in ospedale ammalata. Qui vicino al bosco Satsuki e Mei vivranno in una realtà in cui la magia esiste ed è accettata come qualcosa di eccezionale e sovrumano, ma allo stesso tempo come una sorella ed amica. A rappresentare questa magia vi è lo spirito della foresta Totoro, un gigantesco animale peloso e morbido con un contagioso sorriso a 32 denti, una creatura dolce che rappresenta la bellezza della natura al contrario del progresso e della tecnologia da sempre ostracizzati dal Signore dei Maiali Hayao Miyazaki.

Ninja Scroll (Yoshiaki Kawajiri, 1993). Kawajiri già nel 1987 si fece conoscere con il film La città delle bestie incantatrici, in cui mischiava il noir con l’horror e l’erotismo, in un miscuglio di generi scioccante per lo spettatore che vedrà donne d’altri mondi stuprate da mostri tentacolari e altre ‘prodezze’ simili. Con Ninja Scroll crea qualcosa destinato a restare nella storia del cinema giapponese. La storia è quella di Jubei Kibagami, un ninja che si troverà a combattere contro gli 8 Demoni del Kimon, al soldo dello Shogun dell’Oscurità, una figura misteriosa che spazza via villaggi interi puntando alla conquista del Giappone. Come nel suo precedente film anche qui giungono scene di sesso, vere e proprie perle rare nel cinema d’animazione, anche se in forma minore e anche meno esplicite, ma aumentano bensì gli smembramenti e le stragi, scorre più sangue che in entrambi i volumi diKill Bill di Quentin Tarantino messi insieme. Avvincente come un film d’azione in live action, la pellicola vanta dei disegni eccezionali che spesso giocano sulla luce, la quale crea scenari che nella realtà sarebbe quasi impossibile trovare realmente. Realtà a cui il film cerca di ancorarsi, unendo ad essa il mito in un miscuglio perfettamente credibile nonostante vi siano ninja con alveari al posto della schiena o con carne fatta di pietra.

Perfect Blue (Satoshi Kon, 1997). Siamo ancora in Giappone e questa volta potrei dire che passiamo dalla fantascienza, il fantasy e l’horror a qualcosa di reale. Peccato che con Satoshi Kon la realtà sia solo un concetto astratto. Perfect Blue è un thriller, un ottimo thriller che probabilmente calpesterebbe altri cult come Se7en e meriterebbe di affiancarsi a colossi come Il Silenzio degli Innocenti. La storia è quella di Mina, una Idol che decide di lasciare il mondo della musica per cominciare a lavorare come attrice in una serie televisiva con un ruolo secondario, allo scopo di salvare una probabile rapida fine di carriera insieme col suo ex-gruppo delle CHAM. Anche se lei stessa è la prima a non essere convinta della sua scelta, sono soprattutto molti dei suoi fan a non condividere ed in particolare uno che comincia a perseguitarla facendole pesare ancora di più le sue decisioni con una pretesa di proteggerla uccidendo chiunque stia cercando di rovinarle l’immagine di pulita e dolce Idol. Il primo lungometraggio di Kon mette subito le basi per quella che sarà la sua futura e purtroppo breve filmografia a causa della sua prematura morte avvenuta quest’anno. Il sogno, l’illusione si unisce al mondo reale confondendo sempre di più Mina che comincia a vedere se stessa come suo nemico al contrario di chi davvero cerca di distruggerla e così noi spettatori che viviamo tutto attraverso i suoi occhi, o sarebbe meglio dire la sua mente, non abbiamo modo di renderci perfettamente conto di ciò che sta avvenendo, non sappiamo se sia il progredire di una nascente follia o se sia qualcosa di esterno che la sta tormentando. L’esperienza di vivere con il personaggio è un’esperienza rara e da sola rende questo film meritevole di essere guardato.

To be continued.

Dottor Faust
(Fausto Vernazzani)

Immagine: lnx.whipart.it

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